SigPhi · Giovanni Gentile

Scuola e filosofia concetti fondamentali e saggi di padagogia sulla scuola media

Italian

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Noi abbiamo in Italia un insegnamento di filosofia, che comprende gli elementi di psicologia, di logica, di etica. E sarebbe, senza dubbio^ sufficiente a scuotere gli spiriti, ad orientarli, dando loro il senso, se non altro def problettii fondamental i. & riesce, invece, esso stesso, d'ordinario, un narcotico d'c^ni spontanea attitudine speculativa, che i giovani possano recare in i scuola. Qualche volta sono appunti dettati, che devono man^ darsi a memoria; più spesso manuali, da studiarsi tante pagine alla volta: talora anche esposizioni^ abbastanza diligenti e dotte di ricerche moderne sopra questo p quell'altro punto della nat teria, ofierte agli scolari come informazioni nei^essarie a ogni persona colta. Ma il professore dì filosofa. si chiede mai tra sò^ e sé, se i suoi scolari hanno o non hanno una fede religiosa f Se gli pare che l'abbiano, sì propone egli il problema del rapporto che il suo insegnamento deve avere necessariiHnente' con quella fede! E se gli pare che non l^abl^iano, e che niente posseggano al luogo della fede, non gli<i)are di doversene anche preoccupare f -^ I ben pensanti consigliano e si propongono di evitare ogni conflitto con la fede eventuale,- e prendono a mett<^ della loro impresa il nihil de Deo: proprio come tutti gli altri colleghi.

«OtIOLA* LAICA SSl «OtIOLA* LAICA SSl Dì religione nou se ne deve parlave: la filosofia è nn'altrà 4306a; cioè la stessa filosofia^ «i deve vuotare di tutto ciò che potrebbe fare di lei una materia vitale. Le leggi dell'associazione psicologica, le figure e i modi del sillogismo- e simili quisquilie da una parte, i dommi religiosi dall'altra si svolgono su parallele, che prolungate all'infinito, non sMncontrano mai. E se si studiano le formole dell'acido solforico e dell'acido (cloridrico, si può pure imparare i harhara, celarent, darii^ feria.

lì. Siamo sempre lì: che cosa pensano quei giovani che «tanno innanzi a voi, e a cui voi parlate ogni giorno per educarli? Ohe cosa pensano o sentono di se, della vita, della loro origine, del loro destino! Credere chemon ne pensino o sentano niente, è da sciocchi; e ognuno di noi se n'accorge prima o poi. Credere che di quei loro più o meno rudi convincimenti si possa non tenere nessun conto, è dichiarare che la nostra azione noi non intendiamo indirizzarla proprio alFintimo éì quelle anime, -ma <alla superficie, per darvi su una patina di vernice, o per.'fiirvi ibrmare naa erosta, da cui sia anclie più facile liberarsi, «tenza perdita niuiia. Giacché niente penetra mai nell' anima umana, se non si fi» cosa di essa anima stessa, vita saa interiore, e patrimonio davvero inalienabile. E quando V anima ha una fede, quale che sia, ne è plasmata per guisa, che niente vi si suscita dentro che non partecipi e quasi si fonda, in qjoiella stessa fede.

Volevo dire del merito della scuola confessionale, e ho detto invece del difetto della falsa scuola laica; di quella che dicono, quasi per inconsapevole strazio, neutrale. Neutrale verso ciò che preme di più allo spirito umano, e che è lo stesso spirito umano! Dalla scuola neutrale escono, senza che i maestri ci abbiano «òlpa diretta, i clericali e gli anàrchibi: escono le anime che si Spiegano tutta la vita in quattro parole, poiché nessuiìo 1' ha loro spiegato mai seriamente. Là scuola confessionale ha, a suo 'modo, quel contenuto, di cui abbiamo trovato vuota la nostra ìscoola neutrale. Ha un concetto della vita, che fa degli uomini vivi, che incontrandosi in tutti gli altri uomini vivi della storia, entrano in relazione viva con essi, li giudicano, ci si appassionano, li combattono, li esalano, e credono tuttavia' di 'Aver qualche cosa a fare con essi; che in faccia alla natura, isentono una propria dignità e eccellenza, e un dovere the media tra l'origine loro e il loro destino. La scuola confessionale, ìEi'intende, la quale sia davvero confessionale: perchè, pur troppo^ la neutralità, voglio dire Pindifferentismo e dcetticismo incon--scio è penetrato ormai anche nei seminari!; e porta anche lì i suoi frutti.

12. Ma se la scuola CQnfessionale è quale io l'ho descritta, la scuola laica, quella che si vagheggia, ha da essere la negazione dei suoi difetti e dei suoi pregi, tanto pel gusto di essere tutto il contrario della confessionale? La scuola laica, come lo stato laico, vuole escludere da se la religione. E sta bene. Là religione nella scuola rappresenta quella intolleranza, quel ristagno scientifico, quelP eteronomia intellettuale e morale, che non si può non condannare severamente. E noi vogliamo e dob-'biamo cacciare, senza tregua, dalla scuola tutto ciò che vi porti intolleranza^ ristagno scientifico, eteronomia; la scuola è la negazione d'ogni partito e d^ogni setta, è negazione d'ogni chiesa e d'ogtìi domma: perchè, l'abbiamo detto, la scuola è vita dello spirito, e lo spirito vive nella pienezza della sua libertà, nel progresso infaticabile delle sue produzioni. La scuola è il tem-,X>io della ragione, che non ammette altre leggi, che quelle della sua natura; e si scrive da sé, essa stessa, giorno per giorno, il suo catechismo.

Per questo verso l'affermazione della laicità della scuola, vuol essere, non tanto ripudio della stretta confessionalità re-«ligiosaj i— che sarebbe oggi, sopra tutto in Italia, troppo piccolo male e particolare, — ma condanna d'ogni dommatismo in-(tollerante, d'ogni menomazione ó attentato alia libertà dell'insegnamento, ohe è poi la.libertà dello spirito umano. Libertà «sacra, perchè per essa^ e per essa soltanto, si celebra quell' ppera dello spirito, che è l'attività più altamente divina del mon-»do: quell'attività che viene disvelando ogni forma di verità e ^attuando ogni maniera di giustizia. E la Federazione nostra deve, non con voti soltanto, ma con la sua. propaganda sociale lavorare con energia e con fede pel rispetto sempre maggiore di questa libertà; e deve cercarsi dentro e dalle prode ogni spìrito isettario, e darvi contro^j e combatterlo fieramente, e non aver tregua finché resti il sòspeitto che nelle scuole insegni o govèrni chi alla libertà, al riconoscimento.. dei diuitti,, della ragione in ^gni ragione non renda il debito omaggio.

In ogni ragione, dico: che bisogna pur difendere i diritti della ji^erità, o della ragione umana, in generale, che ha un» Storiaij e quindi una progressione di valori, non meno sacra della libertà, che altri valori poti-à conquistare. C'è qualche cosa' che SCUOLA LAICA 3i83 ^ Al ^ero, e ora è £|*ssolutamente falso^.e, nessuno infiegnante ha il diritto d'insegnare la cosmografia tolomaica, per dare un esempio in cui si può es^er subito tutti d'accordo. Ma la storia non prpcede per tappe, segnate da decreti infallibili: ed è cosa tropr pò, delicata e diiBcile^iu ogni singola questione scientifica dire X^recisamente dove finisca P errore e cominci la verità. MuUa renaseentur, quae iam (Recidere: di dottrine, come di parole; e in ogni ordine da scienze. Discrezione, dunque, ci vuole, e. molta. Oli errori vengono via via scartati dalla stessa scienza, che li ha creati; i metodi vecchi, stantii, faticoni, falsi, a poco a poco da se medesimi vengono cedendo il luogo ai metodi più razionali, così nelle università, dove gl'insegnanti si preparano, come nelle stesse scuole medie, dove compiono la loro prepamzione.

Ma questa selezione, questo progresso spontaneo, se è la regola^ Im pure le sue eccezioni, e a queste non bisogna, pretendere, se non vi vuol perdere il dritto per il torto, che siano da chiudere gli occhi. Ci sono casi in cui il sapere e la capacità didattica degl'insegnanti richiedono da parto di chi ha da dirigere e vi^ gilare, con l'autorità e la competenza necessaria (della quale molto è da preoccuparsi),. un intervento, per consigli, suggerimenti, correzioni; per impedire, insomma, secondo occorre, che quel male che si sa certamente che è male, non si faccia. Pe^ ricolosa china, di certo, se chi ci si mette non abbia tutta la discrezione e quella signoria di sé e saggezza, che son necessarie a vedere dove bisogna assolutamente fermarsi. Ma ogni dovere è su una china, che, a lasciarsi andare (si oaret arte)^ si Vii a finire nel vizio. Non perciò si può rinunziare a tutti i doveri. E dove l'ordinamento scolastico fosse bene organizzato, al giudizio personale di chi limitasse per questa via; la libertà dell'insegnante, potrebbe assistere tale controllo,, gerarchico e pubblico, e soprattutto dell'opinione dello stesso corpo insegnante, da non doversene temere nessun reale pregiudizio alla giusta, alla vera libertà d'insegnamento. Ohe se fosse accolta, p. e.,, la proposta così opportuna e così chiaramente ragionata dal Lombardo-Radice, intorno al}a pubblicazione degli atti delle scuole (1), la selezione spontanea e il progresso, che dicevo, si farebbero assai più agevolmente per la collaborazione di quasi, di tutto il cori)o insegnante al perfezionamento del contenuto e ^ ^4 Set'OLA I.AIOA del metodo della scuola, mediante la riflessione collettiva sail'o}>era individnale.

Libertà^ dnnque, massima negV insegnanti — dentro qoei confini, che noi stessi dobbiamo lavorare a de^rminare sempre meglio^ e cfae devono )xh essere essi stessi la legge della libertà. Ma libertà piena e reale. Libero politicamente non era il bnon suddito dei Borboni, che facendosi, come si diceva, e come, pur troppo, si continua a dire, gli aflari 8Uoì<, non era molestato mai dalla polizia. Questa libertà negativa, di enì il giovane libero pensatore, non potuto entrare ancora neir insegnamento pubblico, profitta per Jnseguare latino^o italiano. in na istituto di gesuiti; questa- libertà non è da piti, ma da meno, molto da meno della schiavitù della scuola confessionale: tanto <!the si può api)artenere per essa a una scuola di gesuiti, m» senza permettersi lì di entrare negli argomenti scabrosi, che resteranno prerogativa dei gesuiti, ossia dei padroni di casa.

No, questa libertà è la ricchezza di chi non ha nient'C, e non desidera niente; ò la castità degli eunuchi, la virtù degli innocenti. La nostra virtù, la nostra libertà dev' essere virile^ dev'essere trionfatrice ilei suoi limiti. Non deve temere il pericolo, ma attrontarlo, passarvi dentro, e riuscirne vittorioso. La libertà non è neutralità; ma affermazione razionale; none starsene in casa per non farsi cattivo sangue con la iiolizia o bu->scarsi la galera; ma ribellarsi alla tirannide, rovesciarla e metter se, ìvm come individuo ma come popolo, al luogo del tiranno. Volete realmente combattere la religione nella scuola? Entrate voi al luogo di quella: voi, ragione libera, che si ribella all'intolleranza di essa e a tutti i- freni e impedimenti da" essa posti alla libertà dello spirito; voi, scienza, cioè filosofia. Ma, se scae^-ciate quella^ e non la sostituite, resterete col vuoto, e la vostra libertà sarà una parola. Sarete liberi, nui non insegnanti: iierchè insegnamento, ripeto, è eccitamento, formazione di spiritualità; e non c'è spiritualità a pezzi, e che non tragga i suoi succhi vitali da un concetto, o dicasi anche da un sentimento di quegli oggetti stessi, a cui si riferiscono i dommi religiosi.

13. Tutte le altre considerazioni liberali (di una libertà astratta e falsa) devono cedere innanzi a questo primo postulato dall' oi>era nostra: noi siamo insegnanti'^ dobbiamo i>lasmare anime.

E non possiamo tollerare nessuna condizione che contrjiddicji a tale postulato. Se per insegnare davvero è mestieri dare nua base nUale^, un oonteButo morale al nostro inse|{:iiainpnto, €^ (XHninciare dal costruire^ come dicono, alcuni sentimenti e iilee^ che Oh sono d^accordo o. eontrastano con le credenze religiose e morali dei nostri alunni^ a noi non è lecito rinunziare a questo inizio imprésoindibilQ dell'opera nostra, e quasi volontariamente «errarci innanai la i)oirta delie anime, in cui pur - ci spetta di «ntrare, per il vano rispetto della cosiddetta libertà degli alnnni. Libertà nostra sì, ma non libertà degli alunni, se noi siamo insegnanti, e nella seuola rappresentiamo — com'è da presumere — quel valore spirituale, a cui i valori inferiori e diversi si •devono adeguare. La libeirtà degli alunni, che dalle famiglie siano mandati a una scuola pubblica, è inammissibile. Ed è tempo •che diciamo alto e chiaro, il nostro pensiero, e proclamiamo energicamente il nostro diritto, che è anche il nostro dovere, e la ^ostra ragion d'essere. Le famiglie i>ossono preferire Pistruzione privata alla pubblica, ove riprovino Findirizzo di questa; — il quale, per altro, dev'essere noto, e constare i)er quegli atti pubblici delle singole scuole, di cui noi desideriamo la istituzione, o meglio la restituzione; — ma quando abbiano consentito a una certa scuola, quella scuola è una certa forma spirituale ben determinata, che non può variare secondo il gusto dell'uno o dell'altro. La scuola è fatta dal maestro; e perchè ci sia, dunque, bisogna che il maestro la faccia, con tutta V anima sua, come gli uomini fanno tutto ciò che fanno per davvero.

Bisogna vergognarsi di lasciarsi prendere a una di quelle frasi, che paiono così venerande, e sono così vuote: come « il santuario della coscienza » degli alunni, e simili.

Quella coscienza è sì un santuario, ma la cui divinità, se la scuola ha un fine, dev'essere creata da noi. E noi vi dobbiamo entrare e toglierci in mano l'immagine che già vi è posta, e distruggerla, — se quelì' anima aspetta sinceramente da noi d'esser fatta quella che vuol essere; — e noi, col nostro affato spirituale, farvi sorgere quella, che la nostra scuola promette a chi vi entri. L'educazione, ogni sorta d' educazione e di azione interspirituale è opera dell'amore, che addimanda sempre intimità e dedizione completa, per essere sincero e attuoso. E come non avete tutto l'amore della donna, che abbia segreti per voi, e non vi si lasci possedere fin alla fibra più riposta, per dir così, dell'anima sua; così non è vostro e non obbedisce al vostro pollice plasmatore, anzi gli oppone la resistenza di durivssima e levigatissima pietra, lo spirito dell' educando, che 336 ÌSCUOI.A LAICA 336 ÌSCUOI.A LAICA sottragga al -vostro -sguardo e al vostro -influsso là'* parte piit importante "dì sé. Il padre che ama, come ogni maestro dovrebbe, la cultura vera del figliuolo, non gli corregge solo • le maniere sgarbate, le espressioni scorrette e le opinioni correnti fallaci; ma gli spia dentro nelle credenze vitali, e si preoccupa di dargli, come può, un'idea, che a lui sembri più- conveniente o più necessaria, della vita, e di ciò su cui la vita si fonda: e fin dagli, anni più teneri cèrea di comunicargli, quali che sieno, gl'ideali stessi che sono il faro della sua condotta. Se insegnanti dobbiamo essere, questo zelo e questa confidenza, scevri di false delicatezze e ingiustificati timori, dobbiamo averli anche noi coi giovani, dei quali i padri ci affidano ia» continua^ zione dell'educazione, che essi avviarono.

14. Si deplora oggi che la scuola non prei>arì alla vita; e noi stessi, che facciamo questa scuola, affrettiamo spesso col desiderio una riforma che la renda atta a una tale preparazio he. Ma, se questa preparazione si vuol intendere nell'unica ma niera ragionevole (1), come preparazione morale, come preparazione intellettuale (l'ho detto altre volte), il termine della scuola inedia non è immediatamente la vita, ma la università, cioè la scienza. Come vorremo noi che la scuola adempia a tale ufficio, se noi col miraggio della neutralità la votiamo d' ogni contenenza morale? La nostra scienza, la nostra storia, la nostra letteratura, la nostra filosofia non mirano, e di proposito, a fare dei giovani, ne de' credenti, né de' miscredenti; né de' clericali, né de' liberali; né de' conservatori, né de' radicali; né degl'mdividualisti, né dei socialisti. L'ideale drlla nostra cultura è l'ideale letterario, senza uomo; 1' ideale scientifico, senza naturai in rapporto con l'uomo, e quindi senza uomo; l'ideale filosofico, anch'esso, senza uomo. E donde salterà fuori, dunque, il nostro uomo? Il professore italiano è spesso un dotto; ma égli si disinteressa, di regola, di questioni politiche, di questioni sociali, di questioni religiose: d' ogni sorta di questioni morali: si disinteressa, o almeno s'è disinteressato finora. E s'è disinteressato per la sua neutralità, per la sua indiff'ei'enza verso i concetti della vita, che sono invece il fulcro delle scuole confessionali. Col voto, approvato nel Congresso di Koma la nostra Federazione sentì il bisogno di prendere essa, copie rappresen- (1) Vedi sopra pagg. 59-60, 183-7.

tanix' della scuola italiaua, parte attiva alla vita politica del paese. Ma, coinè esso venne formulato, a me parve allora e continua a parere l'indice più manifesto, se mi si lascia dire, dì questo difetto appunto che addebito alla neutralità della nostra scuoln, derivante dal carattere frammentario, e auti filosofico, della nostra scienza.

Qua!' è, dunque, la nostra idea politica *? Quale il nostro partito!

La conclusione, se non erro, delle discussioni a cui quel voto d(3l 1904 ha dato luo.2:o, è, che noi non abbiamo nessuna idea politica concreta, e che in pratica, dobbiamo allearci con quel partito la cui politica favorisca l' incremento della nostra scuola. E siamo sempre lì: la scuola, come scuola, il centro della vita: la vita vista attraverso la scuola; invece che la vita, il inondo centro; e la scuola, anche la scuola, concepita e voluta, quale conviene alla vita. Insegnanti prima, e poi, se ce n'avanza, uomini; non uomini prima, per poter essere poi veram ente inse^ *^^ ^i • Io non sono contrario a una i)olitica della nostra Federazione; ma credo che debba essere appunto la politica della Federazione. E ])ercìiè ci sia la ])olitica, e la politica degna di noi, che vogliamo essere il sale della nostra terra, ci deve es^-sere h» storia — sì la storia, chiamatela pure soggettiva e tendenziosa; la storia illuminata e mossa dall'uomo che ci sta dentro — la storia della Federazione; e ci dev' essere, in primo luogo, la filosofia, poiché non si vorrà una religione. Noi dobbiamo studiare e discutere nelle nostre sezioni, i i)roblemi fondamentali della vita della scuola, e però quelli dello spirito e del mondo. Dobbiamo faxxi, con collaborazione organizzata, la nostra — che sia la nostra! — pedagogia: quindi il nostro concetto dell'essere, e dell'uomo, e poi del nostro passato nazionale e del nostro presente: e poi potremo farci innanzi al paese, e dire dignitosamente: ecco la nostra politica; anzi ecco, in generale, il nostro pensiero, che è quello della nostra scuola.: quello che istilleremo nei vostri figliuoli, se voi siete stanchi della servitù confessionale, e volete la libertà, e la libertà che effettivamente redime.

io. Questo pensiero, che ha da essere il nostro programma, non si può formulare in un Congresso. Come pensiero della Federazione, e cioè di tutti gl'insegnanti, dev' essere conquistato mctiodicjimeiite da tutti ^IMiiRef^iianti. ììe.ve concorrervi la Università e tutta la scienza nazionale. Pnò agevolarsi la parte spettante alla ]»rtina, modificando i regolamenti delle facoltà letteraria e seieiitifica, in modo che i futuri insegnanti ricevano una seria cultura filosofica, atta realmente a formane o avviare la formazione di libere e salde convinzioni. Ma può e dev^ es sere proposito e istituto nostro, e principio d^ma tradizione salutare per la vita morale del i)aese questo: che la nostra Pe derazione, ora che le maggiori questioni economiche, che la premevano, 5;ono risolute, si volga aUo studio metodico di quei pro-Memi generali della vita e del sa])ere, dai quali soltanto sarà dato di pasvsare a veiler chiaro neHa questione (iella riforma della scuola, che ora <-on verrebbe i)iuttosto mettere a dormire. Certo l)er questa sola via la Fe<lerazi(me potrà dire quale scuola laica essa intende <i>ntrapiK)rre alle scuole confessionali. Perchè l'affermazione di una scuola laica astratta, senza yuogramma, senza un principio pieno, c4>ncreto (?he si poSvSa contrapiiorre ai va ni principii delle varie scuole confessionali, non ved«> che cosa possa significiue. Laica, l'ho detto a principio, così in astratto, è ogni scuola, ^*e riesce a insegnare quahhe cosa, e a formare qualche intelligenza: anche la confessionale, perchè anche lì, confess:ita e disconosciuta, la libertà irrei)rimibile dello spiriti» vi si esercita malgrado tutti i programmi. La no^fm scuola laica dev'cHsere una scuola più laica, cioè {nh scuola dell' altra. E \HH' e^sser tale, dev'esser più liìiera. E per esser più libera, deve f(m<larsi in un concetto più alto, più vero dello spirito. Ma qiiesU) (concetto bisogna conquistarlo.

Questo oggi possiamo dire e propcuci a dichiarazione della nostra laicità: che noi dobbianu) contrapporre nella scuola alle confessioni religiose la libertà assoluta della ragione; che dobbiamo garantire il libero sviluppo di questa negl' insegnanti: ma questa deve avere il suo c<mtenuto, il cui svolgimento è appunto ciò che bisogna garentirej che questo contenuto è essenzialmente un concetto sintetico della vita; concetto del quale fin da ora, aiì'ermando la necessità di una maggiore laicizza «ione della scuola, noi cominciamo a porre un principio, opi>osto alla premessa fondamentale di ogni religione e però d'ogni gtftuola confessionale, e che si potrebbe formulare cosi: — la ragione della vita è dentro e non fuori la vita; la ragione di tutto ctuel che si pensa è nel seno stesso di quest'essere, che vediamo. Nulla trascende il nostro mondo, concepito razionalmente; SCUOLA LAICA 9S9 e però nalla trascende il nostro spirito. I misteri, le sorgenti imperscrutabili dei valori umani sono la negazione dell'autonomia e quindi di ogni valore dell'uomo. — 16. La nostra scuola laica è dunque un criterio, per cosi dire, d'orientamento, e un ideale della nostra condotta di maestri. Non può essere perciò essa stessa legge d'intolleranza, eh© faccia forza alle coscienze degli uomini fatti, per affermare so stessa, tutta d'un tratto, quale essa stessa poi non saprebbe determinarsi. —Ma il perstmale insegnante deve essere laico f' E quale dev'essere il contegno dello stato verso le scuole private! E quale 1' azione sua verso l'insegnamento religioso, a volta a volta chiesto o combattuto nelle scuole elementari?

Sono domande anche queste a cui si aspetta una risposta della presente discussione; e io, mio malgrado, m'induco per questo ad occuparmene. Mio malgrado, j)erchè a noi, che con questa pnrte della presente discussione vogliamo farci medici degli altri, io stimo che si potrebbe dire a ragione: medice^ cura te ipsum!

E cominciamo dnll' ultima. Abbiamo noi qui la competenza presumibile per esprimere la nostra opinione — che non sia un'cpinione qualunque — sulla spinosissima questione dell'insegnamento religioso nella scuola popolare? La nostra scuola media è tutt' altra cosa dalla ])opolare; e l'indole e l'ufficio e l'esigenze di questa vanuo studiati a parte. Ma, se dobbiamo esprimerei nostri voti, in coiitbnnità a quel che si è ragionata) avendo in mira la scuola secondaria, un insegnamento laico, come lo vagheggiamo in quella, nella scuola elementare è un assurdo. B del non essercene accorti si vedono le conseguenze negli scarsissimi frutti educativi della nostra scuola popolare: priva anch'essa, coìiie la media, d'ogni saldo ed efficac/C contenuto morale. La morale (tutta la vita morale umana, nel senso più amino), non mi stanch(»rò qui di ripeterlo, vuole una visione del mondo: e questa visione o la dà la religione o la dà la filosofia. Dove non entra e non può entrare la filosofia, deve entrare la religione con le sue soluzioni facili e arbitrarie; altrimentf* ne scappa via ogni profonda convinzione inorale, e ogni verace senso d'umanità. — Quale religione? — Lasciamo stare il l*'art. dello Statuto, — che è bene e storicamente giusto sia messo da parte in questa come in molte altre occasioni simili. Dico soltanto: bisogna decidersi, senza pregiudizi, senza vane paure^ La scuola pubblica sia a un modo; e chi rion la vuole a quel' 340 SlCLQLA, LAICA 340 SlCLQLA, LAICA IikmIo, riiuiuzii alPistruzione pubblica:• e se i>erciò occorressero temi>eramenti o provvedimenti riparatori alla legge dell' istruzione obbligatoria, si teiniieri e si provveda, e non si tema di fare il bene \wt gl'inconvenienti e le difficoltà che esso presenta m Ieratica.

La scuola media, apèrta alla filosofia, e preparatrice alla cultura della nazione, essa sì che può aspirare a quella più aita laicità, che è nei nostri voti. Ma la primaria della nostra hii cita non guadagna altro che la perdita di quell' initium sapien iiaè, clie è pure qualclie cosa, i>er clii ci rifletta bene, se anche razionalista.

17. Torniamo alle nostre scuole. Le private, s'intende, deb bono godere la stessa libertà delle pubbliche. Ciascuna deter minerà a se il proprio indirizzo morale, dentro quei giusti con fini della libertà, che abbiamo assegnati anche alle scuole pulibliche, e che lo stato con gli organi adatti deve gareutire. Scuole di ladri certo non ne potrà permettere. IVIa scuole confessionali d'ogni genere sì di certo. E sta a noi, estranei e liberi dalle confessioni, ad accreditare così le nostre scuole, che quelle restino deserte, e si compia la redenzione. Ma altri mezzi di lotta, che non. fossero questi della libera concorrenza, non im)ssono ess(?rc consentiti dall'ideale di libertà, a cui noi laici ci isinriamo. La preoccupazione giacobina, antica nel liberalismo jtaliano, la ])reo( cui>azione del pericolo clericale, non j>uò essere argomento ad altro che ad elevare la nostra scuola: ad elevare cioè noi, il nostro spirito, a instaurare in noi quella yera libertà concreta, che non è la negazione della ' religione, ma qualche cosa di più e di meglio della religione; non è il regresso, ma il progresso, che attrae e trascina. Ravviviamo la nostra scuola; ed essa, naturalmente, poiché avrà un valore reale più alto della c(mfessionale, vincerà la confessionale. Ma finche ja nostra j^cuola non educherà, gli stessi massoni continueranno a mandare i loro tìgli a Mondragone! Ogni violenza dello stato Qontro le scuole private, riguardo alla laicità, sarebbe vana da un canto; e dell'altro renderebbe impossibile quell'avviamento risolutamente ed energicamente laico da noi desiderato, della scuola ])ubblica. Vana, perchè la scuola confessionale, che è davvero voluta dalle famiglie, si rifugerebbe nell'istruzione paterna e nella chiesa. E diventerebbe impossibile la laicità vera della scuola pubblica, perchè le famiglie che non accettassero l'indirizzo della scuola laica, e non avessero la privata, coni- SCUOLA LAÌCÀ 341 tratterebbero e attraverserebbero, a ogni costo, queir indirizzò! E poi, se il diritto della laicità è nella libertà, se il contenute della libertà non si definisce per legge, ma per V opera della ragione, è evidente che la scuola confessionale non può essere Vinta altrimenti che dimostrandone^ con una scuola che sia ma^ nifestamente superiore, la inopportunità e la vanità.

18. Il personale delle stesse scuole x>ubbliche come ha da essere! « La laicità di coloro», ha detto il nostro Salvemini^ « che proposero e votarono a Bologna la esclusione dei preti dalle scuole ~ anche se questa esclusione dovesse in un concorso di filosofia far occupare il posto di un Loisy, o di un Laberthonnière, o di un Tyrrell o di un Murri (1) da qualche chierichetto dell'anticlericalismo giacobino — quella laicità è assolutamente agli antipodi della laicità, quale la intendiamo noi » (2);. E ha detto benissimo, come suole. Voi potete vincere Tyrrell e Laberthonnière, non chiudendo loro la porta della scuola, ma convincendoli che c'è qualche cosa di piìi vero della verità che essi affermano. Questo è l'unico modo di superare le posizioni spirituali. E come già la posizione spirituale dei Tyrrell e del Laberthonnière è molto superiore a quella di tanti tra noi speculatori di aoristi et similia, e come questi speculatori sono poi a nostra maggioranza; il partito più ragionevole, secondo me^ sarebbe quello di preoccuparsi prima dei laici senza nessuna fede, e poi dei preti che una fede, almeno, l'hanno, se sono quei preti, che vogliamo combattere. E tra noi già ci sono colleghi parecchi, ecclesiastici, risi)ettabili e per ogni verso onorandi, se guardiamo al sapere e al valore didattico, di cui ci danno prova. Quando la nostra laicità vera si farà, mercè nostra, la strada a cui è destinata, anche le tonache spariranno da sé, senza che noi le scacciamo.

Al reclutamento del jjersonale insegnante e dirigente si deve bensì badare, e ora invece non si bada punto. Ma non guardando alla veste, sì all'anima, cercando non soltanto i dotti, ma gli uomini, addetti che siano o no alle confessioni religiose. Perchè la prima condizione della buona scuola è quella: che vi (1) Il Murri, forse non sta bene in questa compagnia. Per conto mio io sostituirei con altri nomi, anche meno promettenti per libertà iV idee e modernità.