È così è da dire di tutto. La scuola dev' essere laica, perchè di sua natura essa è laica; e a rigore non può dirsi che sia stata mai o possa esser mai non laica. Né faccia specie la forma paradossale, in cui mi piace d' esprimermi per fermare meglio l'attenzione su quello che mi preme qui di notare. Del resto, si può anche dire altrimenti, che, posta la natura essenzialmente laica della scuola, il voto odierno di laicizzare la scuola sta a significare l'esigenza d' una laicità maggiore, più piena, più logicamente congruente col concetto ideale della scuola, che, più o meno, laica è stata sempre. Laica è stata, perchè la scuola, è stata sempre comunque esercizio e sviluppo di mentalità umana, alla quale si può bensì essere prefisso un fine trascendente la mentalità stessa, ma non tanto trascendente che non vi operasse dentro realmente, — se vi operò, — come fine di quella mentalità, e cioè termine suo, e sua propria forma; cui naturalmente, sempre (checché si sia creduto e pensato d' influssi estrinseci) l'uomo ha dovuto conquistare adeguandovisi.
(1) [Cfr. quello che ne ho detto nella Critica (1905) III, 209-10; e lo scritto Fììobofiay religione e arie nella « Divina Commedia^, ivi (1908) VI, 52 ss].
e faeeiitlone la conseguenza e il prodotto supremo del proprie lavorio realmente autonomo. Ubi sjnrUus, ibi libertas.
Non vorrei essere frainteso. Io non nego ogni differenza tra la scuola confessionale e la scuola laica; tutt'altro. La dif ferenza c'è, come vedremo; ma io dico che la stessa scuola con fessionaìe è intrinsecamente laica in quanto e scuola; e che non sia scuola aifatto e che ne escano uomini, che non siano proprio in nulla uomini, nessuno vorrà affermarlo. Soltanto, essa none scuola abbastanza, perchè non è abbastanza laica; e deve fiirsi I)iù laica, o come si dice semplicemente, laica, per diventare più scuola che sia possibile; o se, si vuole, per essere scuola per davvero. Intorno a questo punto non credo che possa cader club bio: api)Uuto i>ercliè la scuola è essenzialmente laica, perchè essa è stata sempre, come ha jiotuto, laica, quand'anche pare sia stata la negazione della laicità, — noi possiamo e dobbiamo affermare la necessità della sua sempre maggiore laicizzazione. Se la scuola non fosse stata eia, e non fosse, per natura, quale noi la vo gliamo, noi vorremmo l'irrazionale; vorremmo nella scuola qua! che cosa di cui essa potrebbe benissimo fare a meno, restando scuola; e i>er(), in conclusione, qualche cosa di estraneo, di ar tificioso e arl:)itrario rispetto alla natura della scuola. La laiciti» dev'essere una nota o un momento necessario dello stesso coi» cetto della se u ohi.
4. Che cosa è dunque questa laicità? () meglio, ])oicliè il nostro concetto presente della laicità è T antitetico della con fessiouulità, che cosa è una scuola confessionale?
Osservo in primo luogo che confessionalità, nel senso sto rico, equivale a religiosità. Perchè storicauiente, la religi^'n^* (' qnesta o quella confessione. La confessione è superata con!« religione naturale, col deismo, con la ]>ura religiosità, in gene rale, della tìlosofla: nella quale aUora la religione non è più"» grado o una forma concreta e storica dello si)irito; ma un o'^' mento ideale, e cioè il carattere di una forma superiore, o, oo niumiue, diversa. Perciò noi diremo confessionale una scuoia, in cui la religione s' insegni, o governi V insegnamento, come una forma storicamente determinata, come una religione \^^^' ti va; ma non negheremo ogni forma di religiosità alle scuole a cui manchi nn tale insegnamento o governo; se è vero che I^ religiosità può sussistere in uno spirito che non aderisca a nes suna religione positiva, e a nessuna specie di religione vera ^ propria.
SCUOLA LAK^A 31 9 Per intendere, dunque, il carattere specifico della reli{2:i(i-«ità confessionale, bisogna intendersi, alla meglio, intorno al <;oiicetto generale delia religione, senza addentrarci in discus-BÌoni che qui sarebbero fuor di luogo. La religione e quella ])articolare forma di conoscenza o affermazione dell'assoluto (Essere, Pensiero, Verità, Bene, ecc.), la quale, postulando l'assoluto come opposto ed esterno al soggetto che lo conosce e l'afferma, impedisce ogni mediazione razionale tra l'uno è l'altro; e finisce con l'abbandonare la soluzione di una tale o])posizione (soluzione necessaria alla vita morale e speculativa dello spirito) all'arbitrio del termine opposto al soggetto, che è immediatamente ragione. Pertanto, la religione è conoscenza irrazionale, mitica, dell'assoluto: irrazionale, perchè V assoluto si concepisce, nell'atto che si afferma., come posto al di là del i)ensiero, e quindi inconoscibile: Deus absconditus. Senza agnosticismo non c'è religione; perchè, quando tutto l'oggetto della conoscenza assoluta si risolve in termini di conoscenza logica, la religione cede il luogo alla filosofia. La quale allora veramente super?: e assorbe in se la religione, quando Tessere, che era fuori del pensiero, giunge a intrinsecarlo col pensiero stesso, facendo del ])rocesso di quello lo stesso processo riizionale dello spirito. Affermazione dell'assoluto, e affermazione dell'inconoscibilità dell'assoluto, o imjmssibilità deiruuilicazione dell' assoluto e dello spirito umano: ecco il contenuto della religione propriamente detta.
Quest'affermazione, si badi, non è una tra le altre nella vita del pensiero: essa è centrale e fondamentale, perchè V assoluto — diciamo noi di conoscerlo o no — è centro e fondamento del ijensiero. Quindi uno dei caratteri più importanti dell'attività religiosa; la quale è attività dominante, accentratrice, unificatrice; quindi selettiva, valutatrice, critica. Quindi l' intolleranza dello spirito religioso, che è il suo difetto e il suo pregio.
L'assoluto è uno, per definizione. Due assoluti si condizionerebbero, e ciascuno di essi cesserebbe di essere assoluto. Pertanto, un'affermazione deirassoluto esclude affatto ogni altra affermazione, che dia l'assoluto in una forma anche leggermente diversa. Ora, se l'assoluto è l'incondizionato, esso è il condizionante o la condizione di tutti i condizionati.
Se un solo oggetto del pensiero è assoluto, se gli oggetti <lel pensiero, nel suo continuo svolgimento intellettuale e morale, sou tanti, tutti questi oggetti, salvo quell'uno, sono condizionati da quell'uno.
Tutta la nostra vita spirituale si volge attorno a quel per nio: e poiché di pernii non ce n' è che uno, quel che intorno ad esso non si muove con tutto il resto, non fa parte della vita viva dello spirito. E le anime tutte vive, energiche, operose sono quelle appunto, che attorno alla idealità somma, che esse vagheggiano, stringono ordinatamente, ma vigorosamente, tutti i loro pensieri e tutte le loro volontà, ferme in un sistema d'idee, non chiuso, ma saldo, miranti sempre a un medesimo fine. — Un fine al di là della stessa volontà umana, un princii)io di sistemazione delle nostre cognizioni al di là della nostra stessa intelligenza; ecco la religione. Come sia per colmarsi V abisso tra la volontà e quel fine sommo, tra l'intelligenza e quel principio supremo, questo è quello che dicono variamente le sinjrole religioni positive; nelle cui soluzioni arbitrarie (miti, rivelazioni) si deve necessariamente finire quando non si creda possibile, com'ho detto, quell'unificazione di spirito e oggetto dello spirito in cui consisterebbe la soluzione, e quindi la trasformazione dello stesso problema religioso, per mezzo della filosofia (1).
T). È ora forse possiamo determinare i caratteri di una scuola confessionale: dei quali altri sono pregi, altri difetti. E cominciamo da questi ultimi. Scuola, in genere, è formazione, svolgimento spirituale. Tale spirito, tale scuola. Vogliamo il mili tare, e istituiamo il collegio militare; vogliamo l'artista, e istituiamo l'istituto di belle arti; volevano il gesuita, e fondarono le scuole della Compagnia. Scuola confessionale è quella in cui si forma lo spirito confessionale, addetto cioè a una certa religione positiva: e come queste religioni positive son tante, e tutte si escludono a vicenda, la scuola confessionale promove la (1) E si Doti che questa soluzione e trasforuiazioue del problema religioso compiuta (lefinitivauiente dalla tìlosotìa, si comincia a fare, com'è possibile che esse la facciano, dalle scienze pa'ticolari, via via che vengono sostituendo una causa (commesse dicono) a un atto del volere (arbitrio) di Dio.
E s'intende perchè così avvenga, se si riflette a quell' unificazione di tutte le cognizioni che s'è detto avvenire mediante l'idea dell'assolato. Onde la religione tende ad assolutizzare, a modo suo, tutto il condizionato.
SCUOLA laiOa 321 ' SCUOLA laiOa 321 ' forttirzione d'uBLp spirito particoktfe, per eni Ia vièa, è ttitta' ftl' * vita, «ley'essere concepita in un modo affatto speciaìe, incoili- •' patibile con tatti gir altri modi in cui essa sarà concepita' da' ogni altro spirito educato in scuole d'altre confessioni. La scuola intanto è insegnamento di. verità e di giustizia^ una, ^er tutti ^ o che dovrebbe essere una per tutti. La scuola, per sua nàttì^^^* ra/^ilìratella, unificargli spiriti^ dirozzandoli, liberandoli dalle "'' differenze individuali' (pregiudizii, vedute egoistiche o ànilàW-'' rali) e sollevandoli alPaer puro della scienza e del bene tegilàle' ' ' per tutti. La scuola confessionale invece dirazza le àmmè-iriVé "^" stendjole di nuova rudezza: alle differenze prescolastiche faf sue-'*'' cedere nuove differenze, più salde, perchè più sistematiche t tò-' ■* glie Lii fede, connaturale allo spirito, nell'unità del Verp' e dèl^''-bene, e spezza il genere umnno agli occhi dell' aldhiio ' in dtife"'»' parti,, l' una degli eletti, e l'altra dei reprobi: 1' una dei *t^rtvi^ ^' legiati della luce della verità e della giustizia; 1' altrià "dei ciolV^ '• dannati alle tenebre, e pur divisi in mille sette diverse^ varia-'' mente erranti nella vana ricerca del raggio che 1' illuhiinr. lìi- ' vece dell'affratellamento, la divisione; invece della' collabora-- • zion» alla determinazione progressiva di quel che dobbiamo sapere e di quel che dobbiamo fare, l'intolleranza! '^ L'intolleranza, s'intende^ per tutto il còiiteniitOj ossia per tutta quell'opera del pensiero che è unificabile; è che è poi, ' come s'è detto, la parte viva del pensiero stesso.
Una scuola confessionale non differirà in nulla forse per l'in- * segnamento delle matematiche o della mineralogia, o della botanica o dell'astronomia da un'altra scuola confessionale o laica. ' Dentro certe scienze, certi dati,. certe aft'ermazioni o costruzioni del pensiero par che non entri lo spirito, quello spirito, vivo, per cui ciascuno di noi è un uomo che ha lina coscienza,. per la quale urta o simpatizza con altri, e con^batte o ama,, teme o spera, e con una parola diciamo che vive. Quelle scienze, quel contenuto d'insegnamento par che formi come il ter^, reno neutro di tutte le scuole. Nella stessa storia, in cui di certo,;; le passioni non tacciono, e nella cui trama traluce il bagliore,; dei nostri ideali, la maggior parte dei dati cronologici, genear.,. logici e geografici non toccano né l'animo del cattolico, né quello dal protestante, ne quello del musulmano. Son quelli per tutti, e nessuno ci trova a ridire.
Ma, se questo è vero in astratto e all'ingrosso, non regge fr. Gentilb. — Scuola e filosofia. '^^ jé'inii» c<>n»ideFHzlone ]>nì corn^reta della vita ilei i^eiijsiero. Qne rìì dati Acheìetriei, instgnifiennti, p. e. della storia non enisto-«o, «alvo che neirinrellett.o che li aatrae dal nesso stf»nco, che, è la tRateria reale di studio.
E eoaì, in rerità, noii è iiossibile costruire con la scuola il puro matematico, il [niro botanico, il puro astronomo: meno ebe mai liella scuola secondaria, alla quale qui abbiamo propriamente Cocchio. Non foss'altro, chi insegna matematica, oltre ad esser matematico, è un uomo; e anche fK?r lui la matematica pria avrà un significato, unMmportanza per la scienza in genei-ale, e quindi per la vita, della qnale^ comun<nie, avWk anche lui *il »iio con cetto, che porterà nella scuola. Ma, quel che è più, la matehiatica, o che altro possa entrare, apparentemente, iielP anima bimana senza interessarla, non si può, al pari delle date sforiche, separare dal resto del contenuta spirituale, con cui essa Tiaturalmente si organizza, e con cui appunto non può non in teressare ranima. Si pensi un po^ alla uìatematìca di Oalileo nei Magnimi sistewiy che va incontro alla (condanna della Chiesa romana! Orto i conflitti della scienza naturale e mateinatica (segnatamente di quest'ultima) con la religione -som> men fnefìì e [)in meiliati, che non siano quelli delle scienze morali, e porpriamente della filosofia, il cui oggetto è immediatamente identico con quello della religione: ma come la scienza, nei suoi varii gradi o momenti ò una, perchè è una la mente che la produce, così a rigore nessuna parte dell'insegnamento eonfeasiohale può spogliarsi del carattere confessionale, e però di quello atteggiamento d'intolleranza, che si è dett«.
6. Ma non e questo il più grave difetto dell' insegnamento confessionale. E potrebbe anche parere che questo non fosse né anche un difetto prupiio della scuola confessionale, considerato che intollerante è anche lo spirito dommatico della filosofia,, il quale può essere anch'esso il fine d'una scuola non confessioaale, ma fondata piuttosto sui prìncipii d'un sistema filo Sùfico. Potrebbe parere; ma in realtà tra il dommatismo fìloso-(||.(>^ — che è poi il dommatismo d'ogni spirito sano^ che si rende conto esatto di quel che pensa come vero, e agisce energicamente in conformità di quel che gli par vero, — e il dommatisino religioso c''è questa differenza: che il primo, se è filosofico, si mantiene, per quanto ostinatamente, e si difende con la ragione, che è il suo lievito potente e perenne; onde può sempre maturare e trasformare anche radicalmente il i)roprio contenuto; aevozx laica 323 Faitro, appoggiandovi- a ima soluzione arbiiraria, iniracolofilk i^dlita- o rìvtfiata, ehe m voglia dire) non può mantenersi se inm. <soI ripudio appnnto —. <{Qanto è possibile — della ragione^ D <}mndi con Piinpossibilità di superar se stesso, progredire e tra* fermarsi.
I/nn dommatismo è intollerante dell'irrazionale e tollerante d^ razionale; l'altro,, ibrte dell'irrazionale,, non tollera proprio il razionale. L'uno è )a saldezza del morimento che va avantr^ e non i>uò tornare indietro. L'altro è la saldezza della quiete^ <slte non può andare né avanti né indietro. Il dommatismo fLUpsofice si nutre della tede in quella ragione che è una; e tende perciò!ill';ìi¥ratellamento| il dommatismo religioso vive della ifede nell'irrazionale che è molteplice; e i)erò tende alla divisior ne. L'intolleranza antiumana è pertanto quella coltivata nella seuola confessionale: l'intolleranza che rende impossibile quell'ideale unità umana, a cui pur la religione, con assunto ad essa <5mitradittorio, aspira, e il cui trionfo non può essere affidato se non al progresso libero della ragione.
7. Quindi un altro difetto, anche più grave dell'intolleranza: la renitenza istintiva di ogni scuola confessionale al libero svolgimento del pensiero scientifico, nel più largo senso.
Difetto che non ha oggi bisogno d'alcuna illustrazione, mentre assistiamo alla naturale, logica, necessaria persecuzione, cuii è fatta segno nel seno della chiesa cattolica quella i)arte di essa*, ehe l'amore della verità liberamente cercata nella storia e nettai speculazione trae all'indirizzo, che dicesi modernismo. E se si pensa, che lo spirito è appunto questa libera vita di ricerca d di conquista successiva della verità, questo svolgimento sen^ posa dell'attività del pensiero, ognun vede che la scuola confessionale, per questo riguardo, non è formazione, ma arresto^ non è focolare di cultura, ma fiamma distruggitrice delle energie operose dell'anima umana; E c'è un difetto più profondo, e, per dir così, più radicaler. La scuola, dominata dallo spirito religioso è scuola eteronoma^i è scuola che tende a privare lo spirito del senso della propria signoria, e quindi della propria responsabilità, non solo morale; ma anche intellettuale. Senso innato nell'anima umana; poiché tutti naturalmente sentiamo che ciascuno è artefice a se stesso del proprio valore; che ciascuno deve conquistarsi da se la verità, che è degno di possedere, e tutto il merito delle buone azioni, di cui è capace; che ognuno ha in sé quindi una potenza 324 SCUOLA LAJCA.
324 SCUOLA LAJCA.
di yerità e di bene, che la religione, opponendo ogni fonte di verità e di bene allo spirito umano,, nega più^o menò aperta;., milite alPuomo, per quel che esso naturalmente, da sé, può.rir, tenersi che sìa. Tutte le religioni educaho, gli spiriti ad aspettare da fuori, — dall'alto o dal basso, — quello che 1' uomo da sé con le forze sue può soltanto acquistarsi; e che aspetterà sempre indarno, se non vorrà agitarsi con. tutta l'anima sua a ravvivarsi nel rigoglio del conoscere e del fare — (ihe è poi an-. ch'esso conoscere. Le religioni sono tutte nemiche, perciò, senza volerlo, d'ogni sorta di libertà, interna ed esterna: danno mano ai regimi assoluti, a tutte le autorità razionalmente iugiustilì^ cabili; e quando vanno incontro, per interesse politico momenr taneo, alla democrazia, s'avvolgono nell' equivoco, o snaturanq se medesime.
"'[ Lo spirito religioso è, da questo lato, i^nticivile, perchè antietico, e, in genere, antispirituale..
*'^PeT!, questo verso bisogna dire che la scuola cout>issionale noli' è scuola, anzi la negazione della scuola.
8. Ma, oltre i difetti^ la scuola confeissionale ha pure i. suoi pregi, che si riassumono nel maggiore: nella fede che essa inculca, e di cui fa còme il centro dell'anima..
La scuola confessionale ha un concetto del fine essenziale dello spirito e a questo fine indirizza tutta l'opera sua. Sa dove va,'"e non si disi)erde per via. Ohe è pregio grandissimo di una scuola, la quale allora veramente può dirsi conscia dell' ufficio sud, quando ha una così alta e potente idealità, che ad essa possa ispirarsi, ad essa chiedere luce e norma in tutte le determinazioni del suo contenuto e del suo metodo. Non è raro il lamento liberale in Italia, che i clericali hanno o possono avere una scuola efficace, formatrice di anime, cospirante per tutti i suoi mezzi, in tutti i suoi gradi, allo scopò che ai clei^icali più preme; e i liberali non sono riusciti a segnare la via a una scuola loro. Scuola è spirito in fieriy e non ci può essere scuola, dove non sia un concetto dello spirito, e però di tutta la vita, che nello spirito si riflette. Il primo principio di una scuola, 'è lo stesso primo principio d'ogni spirito consapevole, d" ognr mente che sa {a quel modo che le riesce di saperlo) il suo valore e la parte che le spetta nel mondo: il concetto dell' assoluto, di ciò è che base di tutto. Voi potrete avere una scitola insufficiente, se le ponete a fondamento un concetto dell' asso- SCUOLA LAICA. 326 SCUOLA LAICA. 326 iato, una veduta della vita insufficiente; ma, se dnnnziate e non vi date pensiero di nessun concetto, non solo non avrete una scuola sufficiente, ma non avrete nessuna scuola: come chi non segue un qualunque filo di discorso, ma dice, disdice e salta di palo in frasca, non solo non riesce a conchiudere bene, ma.tion conchiude né bene né male; laddove, anche a partire da un pregiudizio, se si ragiona, il discorso avrà sempre un costrutto e una ragionevolezza; avrà un valore umano^ che i}otrà come tale contare, anzi conterà sèmpre.
Alla scuola confessionale questa visione generale e centrile ^condizione e vita di tutto T insegnamento: è luce e calore Spirituale che illumina e fonde in un' opera coerente e vigorosa tutti gli sforzi provocati nelle anime giovanili verso un'unica forma di verità e di giustizia: è anima insomma di tutti gli studi.
9: Questa visione e quest'anima, invece, manca di sòlito alla nostra scuola, che diciamo liberale: Alla quale, sottratta al prevalere dell' interesse religioso, non abbiamo saputo assegnare altro contenuto, che quello ingenuamente formale della scienza. Quale scienza? C^è una scienza frammentaria, che non ci fa vedere il mondo e 1' uomo che ne è il centro e lo specchio: una scienza che cresce giorno per giorno quasi per giustapposizione di lìarticelle nuove alle vecchie; e cresce, e cresce sempre, e non aggrandisce l'anima nostra, non ne acuisce l'occhio a penetrare sempre più addentro nell'interno del reale, a girare sempre più largo con lo sguardo che cerca i margini del mondo:— del mondo, visibile, dico, e di quello che possiamo pensare ricostruendo il reale, a cui l' insieme dei fenomeni presenti appartiene come parte, o momento, 'o manifestazione. È la scienza dello specialista, del grammatico, dell'erudito, dell'Aowo uniua lìbriy che può essere tanto dotto, è intanto non essere ne anche uomo. Di scienza siffatta, dacché ci siamo messi a rinvigorire i nostri studi col rigore dei metodi e con lo zelo dello special izzamento noi, com'è noto, ne abbiamo avuto abbastanza. È stato un bene, o un malef Un bene certo è stato, perchè l'unità, l'integrità delle forze spirituali non dee certo conservarsi a danno della serietà^ della profondità e progressi\fità del lavoro, scientifico. Di uomini interi, ina vuoti, superficiali, retori, dilettanti, volgarmente versàtili non si giova, né la scienza, né la vita. E il dilettantismo, <326 SODOUk UkUiA I» rettorìca e mmili yizii derivanti da «aa eeito indole estotis^ nmte, che Pindirisco della nostra l<Meimlara e la storia della nostra intimità religiosa e filosola avevano coltivato in noi da secoli, erano fino a quasi mezzo seoc^ a dktaro il cancro della ^iltora italiana. Onde intorno e dopo il 1860, quando si rlco^ stìtuirono tante nostre università, qoel venire in onore i metodi esatti, minuti, positivi da applicarsi in indagini speeiiUi, molto ristrette, da metter capo, in monografie, in piccole monografie, spesso, e costringere gli studiosi a chiudersi ciascuno in un campo molto angusto per tutta la sua vita scientifica, quella specie dì cultura microk^ca, come poi s' è chiamata, quando s'è cominciati a stancarsene, non si può dir« davvero che non sia stata salutare. Ma questa scienza, questa spiritualità a pezzettini, e quindi, se non morta s^Gntto, anemica certo e seuza fiato, questa spiritualità, da cui la religione era stata scacciata, e in cui la filosofia non riusci viv a sorgere, e. ogni grande fede politica o sociale non aveva materia da alimentarsi: questa spiritualità, cosi poco spirituale, ha plasmate di sé le nostre scuole; e ci ha date le scuole piene di grammaticbe, di stilistiche, di manuali mnemonici, di retroversioni, di componimenti, di antologie, di tutte quelle belle cose, di cui abbiamo infarcite e stancate le anime dei giovani, screditando sempre più le nostre istituzioni scolastiche, senza |M)ter dire poi ne anche a noi stessi a quar fine fosse iodirizzafa T opera nostra, qual forma viva e concreta di spiritualità speravamo che uscisse dal nostro insegnamento.
Questo che io noto, è nella coscienza di tutti. L'educazione scientifica dei nostri insegnanti — che fiinno poi le nostre sc!uple — non dà uomini; dà, nei casi più favorevoli, i trascrittori di codiai, gli editori di testi, grìndagatori di tonti, gli studiosi della satira del 500 o della novella del 300, i dantisti; dà gli studiosi, non di filosofia, ma di etica, ma di ])edagogia, ma di storia della filosofia: dà uomini ritagliati, }>er così dire, sul fondo dell' umanità. I quali, per approfondire e far valere la propria cultura,, Phanno specializzata e limiti^tii a una sola* talvolta ristrettissima, provincia o aiuola del sapere; e la coltivano ^n amore e anche con profitto degli studi; dedicando alle proprie rii^erche — se pure queste sembrino ad altri, insignificanti -^ tale una somma di fatiche, di sacrifieii, tanta parte dell' ajaimo loro, darenàere immagine di un fervente apostolato. Nei casi più favorevoli, ho detto; i quali, per altro, non sono inii^ueiitif filmetto pe.r. al<mne discipline. Molte volte però <|ii(tìll# fibe INToduce quell'educfiziaue 8cientifìea è lo 8e0tti<i;i8ino e il k>T gorio dì tutte le energie spirituali. - r Ma occupiamoci dei bravi |»:iovnni, che dalle università veùr gono alle scuole secondarie; che sono poi quel]ì cke attraggono a 8è gli animi degli scolari, e danno l' intonazione spirituale della fiscuola. Quale scuola j»ot ninno essi darci? Quale f^cuola bau data! Il maestro crea Io scolaro a sua immagine ^ somiglianza; e questi specialisti, si sa, potranno* promuovere l'amore dello studio; potranno destare l'appassionamento per una o una altra maniera di studi; ma non potranno formare uomini, )K>ichè uomini non sono essi: non potranno accendere passioni^ cJie essi non sentono; non potranno far sorgere quel bisogno d'intender la vitfì, e se nelhi vita, quel bisogno che essi hanno mortificato e quasi distrutto annegando se stessi e la vita tutta nella speculazione di una i)iccola questione grammaticale o filologica. Fe^le, di 4iessuna.sf)rta, essi nonne creano, t¥èrclw> non ne hanno essi.
10. Una fede! La scuola confessionale ha una fede; ed è gran vantaggio per lei. Noi, fuori delle confessioni, pensatori lìberi, abbiamo creduto per un pezzo che i)er studiare come bisogna studiare, e intendere senza alterazioni di sorta la realtà, fosse meglio; anzi indisijensabile, mettere da parte la fede. É contro una certa fede, avevamo ragione: se la fede ha da essere qneWasyUtm ipuorantiae^ che ci faccia rinunziare alla ricérca delle cause (della guisa del nascimento, di cui parla Vico), se la fede ha da essere, in generale, quella che impedirà il passo all'indagine irreipiiehi e pur serena della scienza; noi dobbiamo ripudiarla la fede. Ma se per ripudiar questa fede, dobbiatno cancellare dall'animo nostro ogni certezza, ogni cognizione fondamentale di ciò che sarà sempre il fondamento tPognì conoscibile e quindi d'ogni cognizione: se, voltando la spalle al principio, a cui quella fede teneva fisso lo sguardo, non ci afferriamo a nessun altro principio atto U radunare 'a'gVi occhi nostri in ima vista sintetica quel reale a cui appaYten faina àiivhe quando penisiamo agli aoristi o agli archetipi dei nostri erodici: allóra noi restiamo vittima d' un giuoco ben crudek di quésto curioso e.potentissimo strumento, che è il ]>ensiero, di cui pur continuiamr) a servirei. Allora tutto il moiulo si teistringe dentro gli;iorÌ8ti, e il problema degli juiristi diventa il . problema delPesaere: allora quel Dio, a cui avevamo sdegho- , Hamente volte le spalle, Unisce col iriavere l'omàggio del nostro pensiero, della nostra fede, sotto quella forma meschina, ridi- ^. (5ola di un problema grammaticale. E i meschini è i ridicoli, s'intende,. Siam sempre noi, perchè noi cfetafiio fim;h^ quella specie C09Ì infelice di Dio! >. Una fede ha da essere una fede. Una qualunque l'jìbJL>iamo . sempre;, non foss'altro che nel suolo, per muovervi il phssó, ó nell'acqua, per berla, o nella penna per servircene a discettare sul nostro scetticismo (cbe in questo caso sarà la nostra • fede . maggiore). Ma all'uomo, perchè svolga adeguatamente la* sua natura, occorre che l'oggetto della lede corrisponda, i»er dignità e potenza, al gran mondo, in cui egli, se anche inconsapevole e quasi con chiusi gli occhi, tuttavia si muove ed agisce.
• Occorre dico, perchè l'uomo non si muove come una pietra, o una bestia: ma come spirito cbe ragiona e che vuole, e però pensa, di^bita, indaga, scruta, e s'appaga soltanto del sapere.
Lo specialista di un lìroblema grammaticale non può riina- ' ilere assorbito o assorto in quel problema: vivrà anche e si muòverà couie liomo nella stessa scuola, e quindi nella società. e già nella famiglia; e in questo mondo. E come si muoverà, ■'se questo móndo egli non lo vedrà, o, che è lo stesso, non ne •' intenderà nieufte, in nessun modo? Il cattolico, ])oniamo, recandosi a scuòlil pbr la lozione, a cui è obbligato, sa. di compiere il suo dpvere; è sa che significa per lui il suo dovere. Anche il • laico studioso degli aoristi va a scuola; ci corre, e sa anche lui qual è il suo dovere; ma come può sapere egli, in quanto specialista, che significa per lui il suo doverci? -- È la voloptà di Dio. — Oh sì, egli pensa a Dio! — - E che è dunque t — Il professore di morale, all'università, fece un corso su questo tema; ' uia era roba indigeribile; ci si sostenne l'esame, ma per liberarsene!
K quando questo laico studioso degli aoristi, legge il Fedoti^,' e analizza a meraviglia tutte le stumature grammaticali del testo, e deve p\ire accorgersi della fede serena, di quel Socrate, èhe ùhhòta accarezza la testa del giovane Fedone e gli liscia * le ciocche dèi capelli spioventi sul collo, che dirà egli di, quel-' l'uoiiioT Ohe è un uomo che di lì a poco doveva morire per davvero, o che è tutta una finzione scenica? E poiché i suoi. giovanetti'akcoltatori non hanno ancora la sua grammaticale indifferenza di firoiite alla morte, che dirà egli che sìa la morte', è la morte: per Fanimale, e la morte per Socrate e per lui? if^aturam expellas furca; ma la natara, la vita irrompe in tutte le scuole, in. tutte: le anime da tutti gli acces&i dello spirito. Tutti i poeti, cheieggete, v^ la pongono tutta rìelP ainima, colorita del sentimento, loro: e voi ci urtate dentro a ogni passo, e sentite a ogni po' di nascere e di morircj e di vivere* E se tutte le parole vostre^ non sono vane, che è per voi nascere e morire, e che è vivere? La scienza, quella positiva, quella che léga fatto a fatto, e fa catene di fatti^ quella, è chiaro, potete ignorarla (chi può saper tutto?); ma quella, è pur chiaro, non può giungere al primo fatto, né alP ultimo, e conchiuder la serie è spiegarvi da v'^'^ero ciascuno dei tèrmini. IS^on si tratta di quella scienza, bisogna andare, al di là: non si tratta* di sapere: donde 5W€j«<a vita?-.- ma', donde Z<^»vita? Non si tratta di sapere: perchè questo dovere? A. questa domanda risponde la storia; e invece &i chiede: perchè i^ dovere? Tutte queste domande, sé avete uria religione^ ottengono una risposta; a tùttfe risponde anche la filosofia;: ma con la scienza dei frammenti non si riesce a scioglierne, anzi a neppure intenderne davvero nessuna.
Trascurate, addoi^nentate queste domande, il nostro insegnamento laico è riuscito un insegnamento mèramente ft)rmali-^tico. Lo studio della letteratura si è ridotto all' intendimento letterale, all' analisi esterna, all'erudizione biografica e bibliografica; l'esercizio artistico all'elaborazione' della frase o alla incerca della topica; la grammatica ha spadroneggiato; le scienze hanno «affaticato coi cataloghi la memoria; la Storia ha schivate le valutazioni; la làtessa filosofia s'è raggrinzita ifir ^alcune notizie di discussioni estranee agli interessi vitali. Le materie di studia soir parse ai giovani, e sono state infatti, non lo specchio detta vita, ma un altro mondo, il* mondo della scuola, il inondo ^creato dai libri, anzi dai professori: mondo noioèó, fàtir coso, freddo.' un tormento* • • ^ S'è corso quindi al riparo* con la prosa viva^ con le antologie Wi^r^aftVc^ «« con altri vconfettini dì questa fatta; s'è gridato contw^i inetodi'^rfèm'nraticaili,'é a' ragione. Ma i rimedii ^applicati o proposti sono iiKalUfttivi,' che non giungono alla radice del- male. Alla fscuotei^in/àncatà' e manca la fede, lo spirito, la vita,, che ttttt^o^favTiviiyC'èlO studio dell'uòmo, ma noti '<Pè l'uomo';' ì-Vì'M ''i ^iq-'n •-*;•• 'v.\ -.. -.r fi", - •• Fateci entrare l'uomo, e vedrete risuscitare dalle tombe aniHèi) «CtM>LA* LAIC4 johe i noBtri veecbì morti deir natica rletter^tura^ e farsi amabile anche la gramaiatiea, divenuta strumento diacreto di pe^ aetrazione spiritualew Io prego i miei oolleghi di fiire un eeaane di coeciensa; di cercare se essi si sono provati mai a ientire^ e a ftr sentire il oristianesimo di Dante^ o il pessimismo leopardiano: «e hanno avuto il coraggio, dopo aver sentito e fatto sentire, di rifletè. terci sul serio, e giudicare. Certo, questo rivivere, — e sorpas^ «are, se mai, dopo aver rivissuto, — questo s<dtanto è entrare realmente in contatto con le anime degli s<»*ittori: cioè avere •un'anima come loro; e non già un'anima letteraria, itumagìna*^ ria, che non si commuove, che non spera ne dispera, e non benedice ne maledice; ma un'anima r<»'ale, viva, agitiita dalie pasr «ioni che l'essere ha sempre suscitate nelle anime aperte verso di esso. La letteratura non può farsi se non con la vita, e imr pegoandovi il nostro cuore: quella che dà solo occasione ai commenti filologici, storici — nel comune senso di queste parole — questa no: questa è una letteratura sovrapposta alla vita, che non può attrarre anime che ancora non abbiano rinchiuso il inondo loro negli angusti termini dei commenti.