La nuova legge riportava l'assegno per questa a L. 41,000, di cui non erano stanziate già nel bilancio se non 12,600. Ma anche questa legge alla Camera arenò. E il Matteuo(*i il IT agosto 1862 dovette contentarsi di provvedere al bisogno più urgente con un decreto regio. Il disegno di legge, egli diceva neite Relazione al re, « approvato in Senato, fu presentato sul>ito alla Camera dei deputati; ma pur troppo leggi ànan ziarie e di opere pubbliche, più urgenti e di maggiore iml>ortanza, fecero sì che quel disegno non potesse esser discusso nella sessione ultima della Camera. Intanto la scuola normale istituita in Pisa fin dal 18 16...mal rispondeva alle presenti condizioni della Penisola...Lasciando quindi al Parlamento di determinare, se la Scuola dormale di Pisa debba essere ampliata o rimanere qual'è pel numero dei posti gratuiti che vi sono stabiliti dalla legge che la fondava; lasciando al Parlamento, di deliberare se altre scuole e sopra principii diversi da quelli che reggono l'istituto pisano, debbano essere create presso altre Università del regno, il sottoscritto si studiò frattanto d'introdurre nel regolamento di quello istituto alcune riforme che sono nelle sue attribuzioni, e che esso si lusinga varranno ad ottenere frutti migliori dall'istituto ^stesso » (1).
Di quella discussione del 18G2 non rimase dunque che il rinnovamento della Scuola Normjilo di Pisa, e una promessa fatta al paese: che cioè dell'esperienza lo Stato avrebbe tenuto conto per fondare eventualmente altre scuole consimili.
lY.
Vediamo che divenne la scuola di Pisa, per effetto del Regolamento Matteucci, andato in vigore al principio dell' anno 1862-63. 1 posti messi a concorso per quel primo anno furono 25 di convittori gratuiti, 10 di paganti (la retta era ed è di SO lire mensili per tutto il tempo che sta aperta la scuola), 12 di aggregati (1) Vedi Raccolta cit. pp. 111-2.
DHGL' INSEGNANTI MEDI 255 <5on sussidio, —con un bilancio attivo di L. 42,020. Restava poi da determinare ogni anno per decreto ministeriale il numero degli alunni convittori a posto gratuito, e di quelli a pagamento e degli aggregati con sussidii da assegnarsi con norme speciali a quelli che si distinguono maggiormente negli esami della scuola.
. La Scuola, diceva il regolamento « ha per oggetto di i)reparare ed abilitare all'ufficio dì Professore e Maestro delle scuole secondarie », secondo il primitivo concetto della scuola, fissato nelPart. 1 del decreto di fondazione (1795) dell' École Normale di Parigi: « Il sera établi a Paris une École Normale ou seront « appelés de toutes les parties de la Republique des citoyens déja instruits dans les sciences utiles, pour apprendre, sous les « professeurs les plus habiles dans tous lès genres, V art d' en-« seigner ».
La Scuola, divisa nelle due sezioni di Lettere e filosofia (che nell'ordinamento degli studi venivan distinte alla loro volta come due sottosezioni diverse) e Scienze fisiche e matematiche, constava di un corso triennale; al quale venne aggiunto piit tardi un anno preparatorio. Sicché, stabilito che (art. 9) « tutti i posti di alunno alla scuola normale sono dati per concorso», per questo concorso il Regolamento Matteucci richiedeva il certificato degli studi universitari fatti e degli esami superati nelle materie fondamentali del 1° anno di facoltà: cioè Filosofia razionale, Lingua e letteratura italiana, Lingua e letteratura latina, Elementi di lingua greca, i)er la Sezione di Lettere e filosofia; e per la Sezione di Scienze: Fisica, Chimica, Algebra superiore e Geometria analitica; e una serio di prove orali e scritte; e bisognava aver riportato *^/jo nelle prime per esser ammesso alle seconde.
Gli esami orali per gli aspiranti alla sezione di Lettere e filosofia, comprendevano: V L'interpretazione di un classico latino e di un classico greco; 2"* Quesiti di storia della letteratura italiana, latina e greca; 3^ Quesiti di Storia e Geografia antica; 4'' Quesiti di Logica e Metafisica. Quelli per gli aspiranti alla Sezione scientifica quesiti relativi alle quattro materie suddette, di cui si dovevano essere già superati gli esami universitarii. Le prove orali, insomma, dovevano servire a una cernita dei migliori studenti delle Facoltà. Allo stesso intento seguivano quindi tre prove scritte: componimento latino, componimento italiano; e dissertazione filosofica; ovvero: dissertazione sopra un tema di fisica, dissertazione sopra un tema di 256 LA PRICPARAZIONE chimica e soluzione di un quesito d'algebra o di geometria analitica. Per tal modo la scuola si assicurava i migliori giovani che. aspimsscro all'insegnamento.
II suo governo era affidato a un consiglio direttivo presieduto dal Eettoi-e delP Università, e costituito da tutti i professori ordinarli delle Facoltà interessate, un Direttore degli studi, scelto tra gli stessi professori, (secondo il Regolamento Matteucci della Facoltà di Lettere, e più tardi anche della Facoltà di Scienze) e di un Provveditore-economo. Consiglio diviso per la parte scolastica in due sezioni, formate dai soli insegnanti delle rispettive sezioni; ossia dai professori delle Facoltà, più un insegnante di lingue straniere e un assistente per la sezione letteraria (1), e un assistente per la Sezione scien tifica. I due assistenti che come il direttore avevano alloggio e vitto nella Scuola, dipendevano dal direttore e ne facevano le veci ': obbligati « ad assistere alle conferenze e a tutti gli esercizi normalistici propriamente detti, e in generale a coadiuvare gli alunni negli studi » (art. 44).
Ai Regolamento della Scuola era unito uno speciale regolamento degli studi e degli esami. Gli studi interni della Scuola eran distinti in quattro specie: P assistenza a corsi speciali stabiliti dal Consiglio direttivo, ed esercizi su questi corsi e sugl'insegnamenti universitari; 2"" compilazione di dissertazioni sopra temi dati a turno dai diversi insegnanti e sunti delle lezioni, scritti pui-e a turno dagli aluuni; 3° conlerenze sopra le dissertazioni a cui prendono parte tutti gli alunni; 4° lezioni date successivamente dai diversi alunni sopra temi stabiliti dal Consiglio direttivo, e dettate ora nelPinterno della scuola, ora nel ginnasio e liceo.
11 Une quindi assegnato a tali studi era triplice: rafforzamento della cultura; addestramento nel lavoro scientifico; esercizi didattici: (esercizi — si badi — non teorie!). Al primo scopo si provvedeva dal regolamento del Matteucci ordinando per gli alunni aspiranti all'abilitazione in lettere nel 1" anno « esercizi (1) Un decreto posteriore portò a due il Dumero degli assistenti, uuo per la classe di Filosofia e l'altro per quello di Filologia; ma il posto dell'assistente di Filosofia fu abolito nel Regolamento del 1877.
orali e scritti » nelle lingue greca, latina e italiana (con un riassunto delle rispettive nozioni grammaticali) e sulla storia e geografia antica; lo studio del francese, dell' inglese e del tedesco. Nel 2<> gli stessi esercizi orali e scritti, ma sulle tre letteratui?©, anzi che sulle lingue, « con illustrazioni filologiche sugli autori, che formeranno di giorno in giorno soggetto di studio »; e sulla storia moderna, anzi che sulP antica. S' aggiungevano esercizi di estetica; e, tralasciato il francese, si proseguiva lo studio delle altre due lingue straniere. Nel 3* anno (corrispondente al 4<* universitario) gli esercizi sulle letterature continuavano, ma. soltanto orali; e se ne richiedevano altresì sulla grammatica comparata; e invece di esercizi scritti, erano ordinate « composizioni italiane e latine, in prosa e in versi, su temi dati, e versioni scritte dall'italiano in greco ». Inoltre, esercizi sulle lingue inglese e tedesca.
A complemento della cultura letteraria, con ardimento degno di nota, il Matteucci poneva un corso scientifico: pel 1'' anno, di fisica; pel 2<», di chimica, e pel 3^, di geologia, così per la sottosezione di lettere come per quella di filosofia. E viceversa, voleva per la sezione fisico-matematica, nel 1" anno, corsi di letteratura italiana e di storia e geografia, con relativo esame o di letteratura o di storia. In pratica però questo concetto del Matteucci dovette incontrare non piccole difiicoltà, perchè questi corsi più tardi vennero aboliti; e non saprei dire se si sia proprio aspettato il Regolamento successivo (1877) per farne a meno. Certo, il concetto, così in astratto, è tutt'altro che privo di valore, mirando a combattere quel rigido specialismo che gli studi universitari imprimono naturalmente nello spirito dei futuri insegnanti; i quali poi devono pur collaborare in una medesima scuola e dovrebbero avere il modo d'intendersi scambievolmente tra loro. Ma contro questo concetto, in concreto, sta il fatto che questa moltilateralità dell'interesse, per dirla con Herbart, dev'essersi già formata nel liceo; e che trasferirla di lì nell'insegnamento superiore non si può se non contrastando — come notammo a proposito del biennio preparatorio da taluni caldeggiato — quella legittima specificazione della cultura, che negli studi superiori s'indirizza per una determinata carriera scientifica. I giovani normalisti già avviati per gli studi della loro facoltà, dovevano ricalcitrare innanzi a questi corsi (se pur mai vennero fatti), che così violentemente interrompevano le loro ordinarie occupazioni intellettuali.
Così, non v' ha dubbio che fosse eccessiva la parte asse- 258 LA PliEPAKAZIONE ^riata negli studi normaìistici dei futuri insegnanti di lettere agli esercizii grammaticali, linguistici e letterarii, se pure, com'è probabile, non intervenne il senno di insegnanti, come per sua gran fortuna la Scuola ne aveva, quali il D' Ancona, il Piccolomini, il C'0:r.paretti, a trasformare parte di quegli esercizi, in vere e proprie ricerche scientificbe. Certo, di composizioni in versi se ne dovettero fare assai poche; e forse soltanto in latino, per opera di quel buon letterato d'antica stampa di.Michele Ferrucci (1). Il Matteucci, uomo colto e valente, ma di cultura, anche lui, vecchio stile, riduceva, in fondo, a quelle composizioni e alle illustrazioni filologiche degli autori il sussidio, che la Scuola Xormale doveva dare alla preparazione scientifica degl'insegnanti. Ma certamente quelle composizioni dovettero spontaneamente diventare, da tentativi d'arte, tentativi di critica e di scienza, e quella filologia farsi da scartabellamento di vocabolarii, quale forse il Matteucci la voleva, storia e analisi di testi.
Al fine della preparazione didattica, come nell'ordinamento antico, si consacrava buona parte degli studi normaìistici dell'ultimo anno: onde agli alunni di lettere si prescriveva: «Illustrazioni magistrali di autori classici italiani, latini e greci, scelti fra quelli che sono studiati ne' licei e ne' ginnasi; saggi di lezioni sopra temi com})resi nei programmi di rettorica e letteratura de' ginnasi e de' licei; e saggi di lezioni di storia e geografia moderna sopra temi compresi nei programmi de' licei per gli aspiranti all'abilitazione in storia e geografia ».
Gli alunni di lettere ncm avevano comuni con quelli di filosofia se non gli esercizi sull'estetica, sulla lingua e letteratura greca e sulla storia e geografia antica, oltre i corsi di lingue straniere e di scienze. Troppo i)Oco, di certo, se si consideri che quell'estetica non è presumibile che avesse niente di filosofico. Di pedagogia non si parla affatto, ne per i letterati, né per i filosofi. I quali agli esercizi comuni con gli alunni di lettere, aggiungevano altri esercizi di archeologia, di lingue e letterature comparate, e poi di filosofia teoretica, di morale e di storia della filosofia, bell'ultimo anno dovevano fare dissertazioni scritte ed esercizi orali sulla filosofia e sulla filosofia della storia; e poi saggi di lezioni su temi tolti dai jjrogrammi liceali.
Tutte le materie dei corsi, ad eccezione dei corsi scienti- (1) Sul quale vedi le argute memorie del normalista F. Romani, I miei ricordi di Fi>fa, nella Lettura del febbraio 1908.
ilei, erano anche materie di esami interni della scnola, scritti e orali. Ma non era richiesta per V abilitazione una speciale dissertazione scientifica preparata dal candidato sopra un tema scelto da lui stesso. L' esame di abilitazione per le lettere comi)rendeva: « Tre lavori scritti nelle tre lingue italiana, latina e greca. — Illustrazioni magistrali di autori ecc. — Lezione pubblica sopra un tema scelto nei programmi » delle scuole secondarie ». Così quello per la filosofia: « Tre lavori scritti sulla filosofia teoretica o sulla filosofia morale, sulla storia della filosofia e sulla filosofia della storia; — Interrogazioni sui quesiti trattati in queste dissertazioni; — Lezione in pubblico sopra un tema compreso nei programmi dei licei ».
Ordinamento analogo aveva la sezione scientifica, allora limitata, come s'è visto, alle scienze fisiche e matematiche. Prevalenti sempre i fini di cultura e di pratica didattica. E quelli proseguiti con l'aiuto prestato agli studi stessi di facoltà, con esercizi sulle materie fondamentali (algebra superiore, analisi e geometria superiore; pratica di gabinetto e laboratorio per la fisica e per la chimica). S'aggiunga sempre lo studio delle lingue straniere. i Gli esami, ordinati dal Kegolamento degli studi, non erano soltanto quelli normalistici: ma anche quelli rispettivamente consigliati dalle Facoltà per ogni anno del corso universitario. E il Kegolamento disponeva che fossero rimandati dalla scuola gli alunni che non avessero superato tutti gli esami prescritti per la fine d'ogni anno.
Per quanti difetti potessero tuttavia rimanere nell' ordinamento degli studi, si consideri adunque che la Normale alla primitiva scelta dei suoi alunni ne faceva seguire ogni anno una nuova, in modo da portare alla prova del fuoco degli esami finali i giovani più studiosi dell'università. E gli stessi difetti del regolamento venivano via via corretti, strada facendo. Alla direzione della scuola era preposto dal 1862 al '64 Pasquale Viilari, a cui successe nel '65 l'insigne matematico Salvatore Betti. La biblioteca della scuola accoglieva ogni anno le piti eccellenti pubblicazioni filologiche, storiche, filosofiche e matematiche, sussidiata dalla Provincia e dal Municipio di Pisa, che dal '62 al '70 le fornirono 14,000 lire di libri. Ma grande incremento alla biblioteca doveva venire dopo il 1870 dalla fondazione degli Annali della scuola; che diede modo, mediante i cambii, di raccogliere gran numero delle pubblicazioni periodiche delle accademie italiane e straniere, che ogni studioso sa quale vantaggio offrano a chi le abbia a portata di mano.
IV.
. Come sorsero gli Annali f Bisogna rileggere (luello che ne dice il Betti nelle Notizie storiche sulla R. Scuola Normale Superiore di Pisa (dalle quali ho attinto la maggior parte dei ragguagli sul passato della scuola), premesse al primo volume di essi, uscito in luce nel 1871. XelPanno 1808-09 il Comparetti e il D'Ancona « destinavano ed offerivano alla Direzione della scuola un premio Puno di L. 500, l'altro di L. 100, da assegnarsi al lavoro più notevole in Filologia, Storia e Filosofia...
Questo concorso è stato nuovamente pubblicato per il corrente anno, con un premio di L. 300 (prof. Comparetti) ed uno di L. 200 (prof. D'Ancona) ». I lavori che questi maestri incoraggiavano, ognuno intende di che genere fossero: dovevano essere.indagini volte ad accertare con fatiche coscienziose fatti indiscutibili, a fornire, come allora cominciava a dirsi, risultati positivi: senza chiacchiere, e magari senza discussioni astratte, senza teorie, che possono dar prova d'ingegno, ma lasciare intanto il tempo che trovano. E ciò vuol dire vhe a questo fine essi volevano già indirizzati gli studi normalistici; e gli esercizi scritti, richiesti dal regolamento, dovevano già esser diventati veri e proprii lavori di ricerca storica. Ma c'è altro. Il Consiglio Direttivo dovette fin dal primo anno dell' applicazione del Regolamento Matteucci interpetrare le prescrizioni concernenti l'esame di abilitazione nel senso che uno dei tre lavori scritti dovesse constare d'una dissertazione scientifica. Infatti il Betti nel '71 dice: « Fra le particolari innovazioni che il Regolamento Matteucci introduceva sui vecchi regolamenti, è da annoverare...lo avere raccomandato il Diploma di abilitazione alla solida prova di una tesi finale, che attestasse del reale profitto di ciascuno alunno ». E ci dà anche l'elenco delle tesi che erano state dal '62 al '69 presentate per l'esame di abilitazione dai 39 normalisti, che avevano compiuti gli studi. Così nel '63 il compianto Giussani s'era abilitato con un lavoro Sopra V Edipo a Colono di Sofocle, e 1' Invernizzi scrivendo Sulle giverre di religione e sulla controversia tra Lutero e il Papa una tesi che gli valse il diploma all'insegnamento di filosofia. Tra quelle prime tesi v'ha scritti, che furono messi a stampa, e son noti a tutti gli stvidiosi: come quello di Francesco Lanzani sulla Monarchia di^Dant^; di N. Caixsull' Origine della lingua italiana, di Vincenzo De Amicis sulla Imitazione classica nelle commedie italiane del XVI secolo, di Ercole Bottari sul CortegianOj del Kajna sull'Ondine e di fusione in Italia dei poemi cavallereschi. Delle tesi di filosofla parecchie del pari meritarono di esser pubblicate; ma di quelle prodotte in quegli anni innanzi al '69 sola una lia vinto l'oblio; cioè quella del Barzellotti, Delle dottrine filosofiche di Cicerone. Anche stampata fu quella del Panzacchi Sullo spirito critico di Galileo. Galileo era soggetto preferito di tesi filosofiche a Pisa, per effetto del centenario del 1865. Il Villari allora die in luce uno scritto Galileo e Bacone, poi più volte ristampato. E oltre il Panzacchi, che se ne occupò nello stesso anno 1865, Ivo Giavarini nel '67 presentava una tesi di abilitazione sulle Dottrine di Galileo] e il De Dominicis, due anni più tardi, un lavoro Galileo e Kant, che la commissione esaminatrice giudicò meritevole di stampa. Altri lavori notabilissimi uscivano intanto dalla sezione delle scienze fisico-matematiche: dei quali basterà ricordare quelli di D. Pantanelli, Risoluzione della equazione generale del 5" grado ^ di G. Bertini, Sui poliedri euleriani^ di L. Pinto, Trasformazione delle funzioni ellittiche, di Ulisse Dini, Teoria delle superficie applicabili: lavoro, quest' ultimo, molto importante, presentato dal Bertrand all' Accademia francese.
Veduti i frutti che dagli studi normalistici si venivano pertanto ottenendo, fin dal 1867 la Direzione della Scuola fu indotta a chiedere al Ministero la facoltà e i mezzi necessari a pubblicare quelle tesi, che le Commissioni giudicassero degne di stampa. E da quell'.anno, poiché la domanda fu accolta, si cominciarono a radunare i materiali per gli Annali della B. Scuola l^ormale Superiore di Pisa, divisi secondo le <lue sezioni della scuola. Nel 1871 poteva uscire il 1^ volume per le scienze fisiche e matematiche: licenziando il quale il Betti scriveva queste commosse parole augurali: « Tutte queste primizie dei frutti della nuova Scuola Normale Superiore di Pisa sono cagione a bene sperare della sua fecondità avvenire, quando la tradizione didattica, con assai lieti auspicii inaugurata, sia divenuta, per opera del tempo e delle pazienti cure, abito tenace per gl'insegnanti, e per gli allievi quasi bandiera da onorare e difendere ».
Xel 1873 usciva poi il 1° volume degli Annali per la sezione di lettere e filosofia, con la tesi di Francesco D'Ovidio /SwZFon^ìwe delVnnica forma fiessionale del nome italiano, quella già ricordata del De Amicis sulla Commedia del 500, e un lavoro del Sottini.
La Scuola così veniva facendosi da sé, a dispetto anche dei regolamenti, quello che lo stesso spirito che ci viveva dentro la destinava ad essere. La creazione degli Annali^ che venivano ad essere un monito e una promessa ai nuovi allievi della Scuola, determinava nettamente ed energicamente il nuovo programma dell'istituto; che voleva così affermarsi, quello che spontaneamente era diventato, un seminario scientifico anzi che un seminario pedagogico. I professori eminenti, che la dirigevano, non potevano fin da principio non sentire che sarebbe stato tutto tempo, denaro e fatica sprecati tutta quella congerie di minuti esercizi, a cui il regolamento riduceva l'opera della Scuola, poiché nella Scuola convenivano i giovani più valenti usciti dai licei, per i quali tutti questi esercizi erano in gran parte inutili, se non fastidiosi. Addestrarsi sempre più nella pratica del latino e del greco, sì: di questo, più o meno, tutti dovevano sentire il bisogno e il vantaggio, e a ciò bastava l' opera del professore assistente. 3Ia i professori di facoltà nelle conferenze normalistiche dovevano pur fare qualche altra cosa.
E per le composizioni, se non dovevano essere ancora quegli esercizi rettorici, dei quali gli alunni ne doveano avere già abbastanza, da quanti ne avevano fatti nelle scuole secondarie: se volevano rinnovarsi per la materia, secondo appunto la materia propria degli studi superiori di letteratura italiana, che altro potevan diventare se non esercizi d' indagine critica indirizzata alla storia letteraria! Altri più tardi protestò contro l'indirizzo erudito prevalso nell'insegnamento della letteratura nelle università. E non si può negare che in molte nostre università l'erudizione si sia indugiata tanto nel vestibolo dell'opera d'arte, da non penetrare mai, anzi dimenticarsi di dover poi penetrare nel tempio. E contro questa negligenza di spiriti lenti è stato opportuno un grido che scuotesse la mente degli studiosi, e additasse il vero fine della ricerca storica. Ma, bisogna badar sempre che la letteratura (che è materia di studio distinta dall'estetica, in quanto filosofia, e però studio dell'eterno) non può trovarsi, se si vuol trovare, fuor della storia. E lì quindi bisogna andare a cercarla con tutti i mezzi, che la storia offre a chi voglia percorrerla, e il cui complesso è appunto 1' erudizione — o, come si disse in quegli anni di reazione alla critica vuota DEGL' INSEGNANTI MEDI 2tì3 e accademica dei retori, la critica storica. (Questa era la materia che gP insegnamenti letterarii trattavano nelP università; e questa per conseguenza era pur la materia che naturalmente s'offriva per i temi delle esercitazioni scritte, che i in'ofessori di facoltà potevano ragionevolmente assegnare ai normalisti.
Egualmente, il metodo storico s' imponeva per gli esercizi scritti e le dissertazioni degli alunni di filosofia, poicrhè le menti dei giovani appena iniziati a questi studi non i)otevano esser capaci di soluzioni originali di problemi, i quali hanno una lunghissima storia, la cui conoscenza è condizione imprescindibile di ogni eventuale originalità. E la storia quindi, lo studio dei classici della filosofia, doveva fornire gli argomenti a questi primi lavori, se questi avevano da esercitare con sincerità e con profitto le attitudini speculative degli alunni.
In generale, se i lavori non dovevano limitarsi a una ripetizione della materia esposta nel corso delP insegnante, né ridursi a un vano e pericoloso sproloquio conforme al grado di capacità già raggiunto dagli alunni; ma essere un eccitamento a nuovi studi e a vita proficua, anzi a vita reale, che è sempre progresso, del loro spirito, bisognava che si trasformassero appunto in ricerche originali di qualche cosa di nuovo, an(*orchè piccolo.
Preparazione all'ufficio didattico con prove di lezione, sì: ma con qual sapere si fa la lezione! Con quello stesso che si porta dal liceo? Allora si potrebbe abilitare all' insegnamento prima di entrare nell'università! Per insegnare bisogna posseder bene quel che s'ha da insegnare: bene in qualità, non in quantità. Avere idee ben chiare, criticamente vagliate, atte a giustificarsi, dell'argomento della lezione. E come queste idee s'acquistino il professore universitario l'insegna col suo metodo critico, che muove dalla cognizione della bibliografia completa su ciascuna questione, e procede all' esame dei testi, alla discussione della letteratura a cui essi han dato luogo, fino alla formazione di un'opinione propria, che paia la più accettabile allo stato attuale delle questioni, come si dice. Anche le prove didattiche, quindi, suppongono e richiedono una vera e propria trattazione scientifica del soggetto: la quale non può spaziare per tutta l'estensione d'una materia d'insegnamento secondario: ma dev'essere speciale sempre e ben circoscritta, come saggio dell'opera, che l'insegnante futuro dovrà i)roseguire da sé, giorno per giorno, durante tutta la vita.
Per un verso e per l'altro la Scuola Normale si veniva trasformando, adunque, in un seminario scientifico; e gli Annali venivano a rappresentare fedelmente la vita spirituale che ferve>'a in essa. Quale fervore e che specie di studi fosse allora nella Scuola Normale si può scorgere da quel che diceva il D'Ancona il 10 gennaio del '77 commemorando ai norinalìsti un loro compagno, da meno di un anno uscito dalla scuola, e già morto: Enrico Frizzi: « In lui vivace ingegno, congiunto a maturità d'intelletto, a pazienza nelle ricerche, a dcftiiderio insaziabile di sapere. Voi tutti ricordate i buoni frutti che del suo studio ei ci diede negli esercizi scolastici: gli esperimenti di lezioni, nei quali si mostrò franco, ordinato, preciso; i lavori letti nelle nostre conferenze, in che diede a divedere acutezza di mente e pratica del buon metodo critico. Nelle vacanze, anzi che riposarsi, correva a lavorare nelle biblioteche di Firenze, si ^ceva esperto nel leggere i manoscritti, andava in traccia di argomenti non ben trattati od ignoti, tesoreggiava n'otizie non divulgate, e ne faceva argomento ai futuri esercizi di questa nostra scuòla. Sapeva che il campo della storia letteraria è (ina si tutto da ricercare e coltivare di nuovo, e si veniva provando a quei lavori eruditi, pei quali era nato. Kamnienterete quel ch'ei ci lesse dell'invido coetaneo di Dante, Cecco d'Ascoli, del quale studiò su nuovi documenti la vita e gli scritti; e ])oi di Matteo Palmieri, imitatore di Dante, del quale cercò sui manoscritti, fra loro comparandoli e traendone fuori la corretta lezione, il poema della Città di vita, dandocene compiuta notizia. Più tardi, attratto dal desiderio di più a fondo studiar*^ quel secolo di cui tanto si parla, e così poco ancora si sa, il secolo decimoqninto, si pose con ardore a cercare ciò eh' esso fu nella politica, nella letteratura, nelle ricerche erudite; e, prendendo avviamento al lavoro da una monografia su Vespasiano da Bisticci...mosse con piede sicuro a conoscere e far conoscere altrui la storia civile e letteraria di quel periodo, che potrebbe dirsi degli albori del Kinascimento. Questa fu la sua Tesi di al)ilitazione i)er la Scuola Konnale Superiore: incompiuta iier certi rispetti, com'è naturale, ma per certi altri, ricca di fatti non noti o mal giudicati, di considerazioni importanti, di risultati degni d'osservazione...Conserverò con amorosa cura le sue lettere, nelle quali ogni parola è fedel ritratto dell' indole sua, così ingenua ed amorevole; e quelle copie di antiche Kime inedite, tratte dai codici fiorentini, dove fin la nitidezza del carattere e h\ cura d'ogni minuzia nei raffronti, mi ricordano la sua esattezza e diligenza singolarissime. E a voi, o giovani, che state per compiere, o soltanto cominciate questo, difficile arringo, io avrei voluto porgere a esempio nella vita e nelle opere il Frizzi...» (1).— Di un altro giovane, buono e valente, Tommaso Giorgi, morto anche lui nel primo anno della carriera d' insegnante, lo stesso D'Ancona un anno prima ricordava in iscuola: « Voi tutti siete testimoni dei progressi che fece: deira<*cresciniento diuturno, graduato, sicuro di cognizioni: voi tutti ricordate quale unanime approvazione uscisse spontanea dalle vostre labbra, quando 1' anno scorso lesse nella scuola di magistero uno scritto, ove in bel modo accoppiavansi insieme indole scientifica ed artistico garbo; e quella lode era giustamente dovuta a chi essendo fra i primi, non che sollevare contro di se l' invidia, temperava con la modestia ogni vanto che dirittamente gli competesse » (2).
Quali insegnanti intanto la scuola venisse formando bastano ad attestarlo i nomi dei normalisti, che già s'è avuta occasione di citare; ai quali altri non meno insigni degli stessi anni se ne l)ossono aggiungere; come per le lettere: Felice Jlernabei, Augusto Eomizi, Astorre Pellegrini, P]rmanno Ciampolini, Giuseppe Ferraro, Italo Pizzi, Girolamo Vitelli, Vincenzo D'Addozio, Giuseppe Martinozzi, Amedeo ('rivellucci, Giovanni Monticolo, Pietro Cavazza, Giovanni Decia, Sigismondo Friedman, Giovanni Setti; e per le scienze: Giulio Ascoli, Ernesto Padova, Ferdinando Aschieri, (-esare Arzelà, Francesco D'Arcai», Paolo Paci, Dino Padelletti, Antonio lloiti. Luigi Donati, Alberto Tonelli, Salvatore Pincherle, Guelfo Cavanna, Adolfo Venturi, Luigi l>ianchi; per scegliere solo i nomi che sono piìi largamente noti (3). Uomini non tutti, certo, di eguale statura: ma tutti tra i più benemeriti non solo della scienza italiana, ma del pubblico insegnamento. Che se la fama di un Girolamo Vitelli vola più alto come del maggiore ellenista italiano, sanno i suoi scolari, e sono forse centinaia, e sanno i suoi colleghi, eh' egli è pure il più coscienzioso ed efficace dei maestri; di (pielli, la cui parola accoini)agna per tutta la vita, la cui immagine paterna assiste sempre amorevole e confortatrice a chi ne segua l'esemi)io nella scuola, nella vita e nella scienza (1) A. D'AxcoxA, Bicordi ed afetti, Milano, Treves, 1901, pp. 164-67.
(2) È a stampa un completo Elenco dtgli alunni esciti dalla B. Scuola Xormale Superioì-e di Pina fino aWanno 1S96 (Pisa, Nistri, 1896).
con pari scrupolosa coscienza e sicura onestà. E dei molti altri nien noti, alcuni dei quali sarebbe ai piti fin vano citare, ehi attesterà i servigi resi alla scuola!
Non mi fu maestro Pietro Tosi, uno di questi non men benemeriti normalisti, che consacrarono la loro vita alla scuola, e non salirono in fama nel mondo letterario e scientifico: ma molti e molti giovani d' Italia ebbero il beneficio del suo senno e del suo cuore di educatore nel Collegio Cicognini di Prato e in quel liceo, ai quali egli fu preposto buon numero d'anni, finche la cecità non l'ebbe costretto a ritirarsi. Egli era della valorosa schiera dei normalisti abilitati nel 1874. E quando venne nel 1895 a Pisa a tentare con un'operazione di raccendere quel fioco lume, <5he solo gli restava e minacciava già di spegnersi affatto, egli già innanzi negli anni, trovò vecchi gli antichi maestri, e alla Normale un altra generazione. Pure nel buio di quella sua stanzuccia, all'ospedale, gli antichi maestri s'alternavano con i giovani confratelli, a tenergli compagnia. Il D'Ancona ci parlò di lui, e de' suoi meriti, e ci confortò ad andare, come a persona della nostra famiglia. E noi sentimmo poi il bisogno di tornare all' ospedale ogni giorno; poiché il Tosi ci parlava dei nostri maestri e della Scuola d'una volta, e a noi ci pareva di riandare vecchie memorie domestiche. E ci parlava poi del Cicognini e de' giovani lontani; e col Puccianti, che veniva anche lui a trovarlo, discorreva con tanto amore e con tanta fede degli scolari di Prato, e delle sue idealità e delle sue speranze di educatore, cii^ a noi pareva di vederla innanzi, negli anni avvenire, la nostra scuola, che ci attendeva: la promessa e la meta della nostra vita. La fede dell'educatore provetto, che stoicamente soffriva i suoi presenti dolori col pensiero alla sua scuola, si comunicava alle anime nostre, e ci giovava certo assai più di parecchie lezioni di metodo.